Conciliare forma e contenuto non è mai facile, ma il Ristorante La Clotze ci riesce con lodevole naturalezza. Situato all'inizio della Val Ferret — vallata magica che evoca le atmosfere di Steinbeck, Jack London ed Hemingway — questo locale è il porto sicuro per chi cerca un’accoglienza calorosa e autentica.
L'ambiente è intimo e raccolto, presieduto da giovani camerieri che mettono a proprio agio la clientela con discrezione e un fare sicuro che ricorda il maggiordomo Jeeves di Wodehouse.
L'esperienza gastronomica:
Il flan di cardi con bagna cauda: nota di merito per l'uso della grafia piemontese ufficiale a menù. Non è pignoleria, ma un segnale di precisione filologica che si ritrova nel gusto: uno sformato delizioso, robusto e lontano dalle porzioni "lillipuziane" che spesso affliggono la ristorazione moderna.
Le polente: servite in casseruoline di rame sorprendentemente capienti. Se è vero che la quantità non è tutto, è altrettanto vero che mi indispongono i piatti grandi come catini con porzioni striminzite (i famosi cabasisi ringraziano per la generosità d'altri tempi). La polenta, perfettamente amalgamata ai formaggi (Bleu d’Aoste e Fontina), era priva di grumi e accompagnata da un umido del giorno eccellente.
Il finale: una crème brûlée dal contrasto perfetto e, per chiudere, un delizioso elisir alla menta basato sulla ricetta della nonna del proprietario.
In un mondo di esperti improvvisati, lo Chef de La Clotze ci ricorda che una polenta concia a regola d'arte è una prerogativa di pochi eletti. Un avamposto delle tradizioni con un rapporto qualità-prezzo assolutamente corretto. Tornerò senz'altro per approfondire la carta dei vini!